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Feste Religiose
SS. MARTIRI LARINESI 3 - 15 - 16 Maggio

Note:
Per tre giorni, tra la prima e la seconda decade del mese di maggio di ogni anno, Larino ricorda, anche attraverso singolari manifestazioni folcloristiche, il martirio dei tre suoi figli migliori: Primiano (Compatrono della città e diocesi), Firmiano e Casto.
Essi furono trucidati, perche cristiani, durante l'ultima persecuzione che Galerio riuscì ad ottenere dall'imperatore Diocleziano, tra il 303 ed il 304 proprio nella città frentana.
I festeggiamenti in loro onore iniziano il 3 maggio quando viene prelevato il simulacro di S. Primiano dalla chiesa omonima, che sorge sui resti di una basilica paleocristiana del IV o V secolo intitolata ai tre Martiri Larinesi, e portato nella cattedrale. Il corteo è preceduto da centinaia di fanciulli (alcuni dei quali indossano abiti dell'era cristiana) che portano i caratteristici "Palii", consistenti in lunghe aste di legno sulla cui sommità sono posti drappi multicolori e multiformi finemente lavorati per indicare il trionfo della fede ottenuto con il sacrificio della vita.
Il giorno 15, dedicato al primo dei tre Martiri Larinesi, la statua del Santo, in forma più solenne e sempre con la partecipazione dei bambini con i "Palii", viene ricondotta nella sua abituale dimora dopo una sosta nei pressi dell' anfiteatro romano.
In serata si svolge un'altra suggestiva processione, questa volta solo lungo le principali strade del quartiere medioevale, con una reliquia del Compatrono contenuta nell'artistico reliquiario d'argento a forma di braccio benedicente realizzato nel XV secolo.
Le particolari cerimonie si concludono il 16 maggio con la memoria liturgica degli altri due Martiri Larinesi Firmiano e Casto.

Tratto da "Guida Turistica di Larino" realizzata nell'ambito del progetto L.S.U. e curata dal Dott. Arch. Angelo Notaro, testo di Giuseppe Mammarella

 

 

Festa del Santo Patrono
San PARDO
25 - 26 - 27 Maggio


La caratteristica festa di S. Pardo, Patrono principale di Larino e della diocesi, è considerata da noti esperti, una delle più belle che si celebrano in Italia.
Quasi centocinquanta carri, dalla foggia trionfale o dal formato a capanna, buona parte di cui trainati da buoi, artisticamente addobbati e ricoperti di fiori, offrono dal 25 al 27 maggio nella città frentana uno spettacolo indimenticabile.
Di S. Pardo si hanno due biografie: una di autore anonimo del secolo X e l'altra di Radoino, levita della Chiesa di Larino, scritta nel XIII secolo. Esse, però, non permettono di acquisire dati storici certi. L'unico elemento sicuro scaturito da studi recenti, riguarda un Pardo, primo vescovo pugliese storicamente certo, che partecipò al Concilio di Arles nel 314. Non è da escludere, quindi, che il S. Pardo venerato a Larino e quello recatosi ad Arles in rappresentanza della comunità cristiana di Salpi o Salapia, antica città situata nei pressi dell 'attuale Trinitapoli, siano la stessa persona.
Il trasporto da Lucera alla città frentana dei resti mortali del Santo si verificò proprio su di un carro trainato da buoi e probabilmente da allora si celebra questa solenne manifestazione di fede, seppure modificata più volte nel corso dei secoli, citata anche dal celebre drammaturgo francese Alexandre Dumas (père) nel suo famoso romanzo -La Sanfelice- scritto negli anni Sessanta del secolo scorso.
Larino, "tutta unita nella sua fede, celebra il suo poema di ricordi e di bellezze nel maggio canoro, a testimoniare la saldezza spirituale di questo popolo (...). Natura e storia sono il patrimonio di questa città: natura non avara e storia non indifferente si fondono creando il genio del buono e del bello per cui in questa Sagra del maggio tutto è trionfo di pace, di amore e di lavoro" (da E. De Rosa - Il significato di una Sagra -, in - Una gemma del folklore molisano -, ne - Il Mattino - del 26 maggio 1934).
La festa risale all' anno 842 quando Larino venne distrutta dai Saraceni. La leggenda narra che i larinesi sopravvissuti alla distruzione della città, decisero di fare una spedizione verso Lesina per recuperare le reliquie dei SS. Martiri di Larino, i fratelli Primiano, Firmiano e Casto morti durante la persecuzione contro i cristiani, voluta dall' imperatore Diocleziano. Mentre giravano per le campagne, in attesa di posizioni favorevoli che avrebbero permesso di appropriarsi delle reliquie e contrastare l' opposizione degli abitanti di Lesina, s' imbatterono nel sepolcro che racchiudeva il corpo di San Pardo, Vescovo di Lucera. Pensando che quell' incontro era stato un segno divino, decisero che San Pardo sarebbe diventato il loro protettore. Pertanto, depongono l' urna su un carro agricolo tirato da due buoi, lo rivestono di fiori e in una processione trionfale fanno ritorno a casa.
Al di là del racconto leggendario la carrese di Larino ha un valore oltrechè folcloristico soprattutto spirituale, ed ogni oggetto od ornamento ha un significato specifico.
La festa di San Perdo è da ricollegarsi anche ai riti agrari primitivi durante i quali si celebravano le feste di maggio e giugno per resuscitare la natura "morta" durante l' inverno. Un simbolo importante è l'albero che nella festa di San Pardo è rappresentato da un grosso ramo di ulivo portato in processione per onorare la natura che risorge. li fatto che i larinesi vi appendono prodotti caseari sottolinea la simbiosi e l'amicizia tra natura vegetale e l'uomo che la trasforma per il suo nutrimento. Inoltre, il carro larinese rappresenta la famiglia Le famiglie che hanno la proprietà del carro e che ricominciano dopo la festa i preparativi per l'anno successivo rappresentano la comunità, l'alleanza, la vita che sempre ricomincia nel suo eterno divenire.
L'allestimento dei carri è operazione che richiede tempo e impegno e consiste nel fissare i fili dell'impianto elettrico per le luci, sistemare le coperte e le stoffe ricamate dove vengono poggiati i fiori secondo il progetto a suo tempo approvato dall' intera famiglia.
L'addobbo del carro è un vero rito che coinvolge l'intera famiglia insieme ad altri eventuali collaboratori.
Dopo il tramonto del primo giorno (25 maggio) i carri si avviano lentamente dal centro storico verso la parte alta dell'antico capoluogo frentano, sito dove, sotto Diocleziano, furono martirizzati i tre cittadini Larinati Primiano, Firmiano e Casto. In questa località, sui resti di una basilica paleocristiana, sorge un piccolo tempio dedicato al primo dei tre Martiri, S. Primiano, il cui simulacro viene prelevato e deposto sull'ultimo dei carri, quello più antico. È ormai notte fonda ed è anche il momento culminante dell'affascinante processione. I carri, in una fantasmagoria indescrivibile di luci alimentate da piccole lampade multicolori situate a centinaia su ognuno di essi e dalle migliaia di fiaccole poste ai due lati dell'interminabile corteo, ritornano nella Piazza del Duomo per collocare nella monumentale cattedrale, dove nel tardo pomeriggio erano state sistemate, lungo le due navate laterali, altre artistiche statue di santi venerate nei vari sacri edifici della città, l'ultima effigie che ancora mancava per la imponente processione del giorno dopo, quella del Martire Larinese.
È il dì seguente, però, quello più importante perchè ricorda l'arrivo in città delle spoglie di S. Pardo avvenuto il 26 maggio dell' anno 842.
In questo giorno la sfilata dei carri si snoda da un capo all'altro del quartiere medioevale, percorrendone le vie tortuose e, per oltre due ore, è possibile ammirare uno scenario meraviglioso.
La fase conclusiva del terzo giorno (27 maggio) consiste nel riaccompagnare il simulacro, di S. Primiano nella sua abituale dimora. I carri partono dal centro storico intorno a mezzogiorno per ritornarne nel tardo pomeriggio, regalando ancora una volta una straordinaria visione che non stanca mai.
Quella brevemente descritta è una maggiolata, "espressione di alta fede e di godimento dello spirito, dove l'animo esplode in una purezza di manifestazioni che si riannodano alle antiche memorie frentane". Essa "rinnova alla stirpe il senso della innata grandezza morale e canta le virtù di un popolo millenario antesignano di ogni nobiltà di sentire e di ogni rigoglio di forza civile" (E. De Rosa, op. cit.).